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I sogni sono solo progetti che si possono realizzare…

riflessioni 31 agosto 2005

la Tac

Kabul, fine agosto. Il Centro Chirurgico di Emergency ha lavorato molto per tutta l’estate, con oltre mille pazienti ricoverati e curati in 3 mesi. Feriti da mine e schegge, da proiettili e coltelli, feriti di una guerra che dura da trent’anni a cui si sono aggiunte le vittime di una nuova, pi?? moderna guerra: cinque bambini al giorno - secondo stime afgane - vengono uccisi da incidenti stradali solo a Kabul e dintorni.
Molti di pi??, ovviamente, subiscono lesioni gravissime, soprattutto cerebrali. Cos?¨ nel Centro di Emergency, la Rianimazione ?® diventata per necessit?† neurochirurgica, soprattutto pediatrica.
Avevamo gi?† avvertito la drammaticit?† del problema RTA (‚ÄúRoad Trafic Accident‚Äù, la sigla che sta scritta ormai sul cinquanta per cento delle cartelle cliniche dei nostri pazienti) negli anni passati.
Non poteva che finire cos?¨, in una citt?† che in pochi anni ha pi?? che raddoppiato gli abitanti (eh s?¨, a Kabul qualcuno riesce a fare tanti soldi…), in una citt?† in buona parte trasformata in base militare, dove i convogli sfrecciano veloci e hanno l‚Äôordine di non fermarsi ‚Äì neanche in caso di incidente ‚Äì se non dopo aver raggiunto le garitte coi sacchi di sabbia da cui spuntano elmetti e migtragliatrici, che segnano il ‚Äúterritorio amico‚Äù per le truppe di vari Paesi presenti in Afghanistan. Non ?® tutta colpa dei militari, sia chiaro.
Tutti a Kabul guidano come pazzi. Pochi conoscono l‚Äôesistenza della patente di guida, e lanciano automobili sghangherate a centoventi all‚Äôora su strade buie e piene di buchi. Ogni volta ?® una tragedia, anche perch?© un‚Äôauto da cinque posti di norma ospita dieci persone, compreso il paio di bambini accovacciati nel bagagliaio con il cofano aperto.
L‚Äôapertura della Rianimazione di Kabul (ICU, Intensive Care Unit) due anni fa era stata un grande momento di gioia nel nostro lavoro, e un passo avanti importante. Ci sentivamo a disagio nell‚Äôaccettare che le cure, soprattutto quelle postoperatorie, dovessero limitarsi a pazienti che non necessitavano, ad esempio, di un supporto ventilatorio. Pazienti in coma per ferite al cervello o con gravi lesioni al torace, solo per ricordare alcuni casi, restavano fuori dalle nostre possibilit?† terapeutiche. Non eravamo in grado di garantire pienamente quel ‚Äúdiritto alle cure‚Äù, il cui riconoscimento resta il fondamento del nostro lavoro. Con la Rianimazione ?® diventato possibile, un altro mattone.
Quella di Emergency a Kabul resta tuttora la sola Rianimazione di tutto l‚ÄôAfghanistan, e ormai i pazienti arrivano anche da molto distante. Quanti bambini in coma per traumi cranici! Naida e Jalil, Nasir e il piccolisimo Ali Jan, Waseem e Amin…
Qualcuno di loro forse sarebbe migliorato, forse guarito del tutto, se sottoposto a un intervento neurochirurgio d‚Äôurgenza. Gi?†, ma chi? Non potevamo saperlo. Avevamo le possibilit?† di curare un trauma gravissimo, ma non di diagnosticare con certezza chi operare e chi no.
L‚Äôidea del CT scan (che comunemente chiamiamo ‚Äúla Tac‚Äù) ?® nata l?¨, dalla impotenza nostra di fronte alla tragedia di molti. Ne avevamo spesso discusso nel team. Uno scan ci avrebbe permesso diagnosi veloci e accurate, e tante altre cose.
Alessandro Conca, dell‚Äôufficio tecnico di Emergency a Milano, si ?® appassionato al progetto fin dall‚Äôinizio. Per forza, c‚Äôe‚Äô chi dice, ha perfino sposato Paola, radiologa e specialista di CT scan! Ad ogni modo, ?® soprattutto grazie a loro se oggi a Kabul c‚Äôe‚Äô un CT scan. Hanno seguito tutte le fasi, dalla scelta della macchina al trasporto… e si sono fatti trovare ad accoglierla, nell‚Äôospedale di Kabul.
Poi ?® iniziata la settimana di passione, scrutando gli umori dei tecnici incaricati di testare la macchina per capire se qualcosa non andava: non ci sono pezzi di ricambio a Kabul, non per un CT scan…
Nel frattempo ?® arrivata anche Stefania, due specialisti in CT scan a Kabul: sembra di sognare! Paola e Stefania accendono la macchina, passano ore e ore davanti al computer della consolle. Poi, in perfetto orario, il mitico nomento: siamo pronte!
Gina Portella non se lo fa ripetere, e compare nella CT Scan Room con un bambino in braccio esattamente quattro minuti dopo l‚Äôannuncio. Specializzata in neurorianimazione, Gina ?® l‚Äôincontenibile, straordinaria anestesista di Kabul.
E abbiamo il primo CT scan cerebrale… salutato dal multilingue brindisi serale di tutto il team, compresi Lorenzo e Martina, quattro e nove anni, che Alessandro e Paola si sono portati in Afghanistan, per una ‚Äúvacanza intelligente‚Äù che non dimenticheranno presto.
Il 28 agosto viene ricoverato Zamaray, 22 anni. ?à uno dei quaranta feriti gravi per incidenti stradali che negli ultimi due giorni hanno messo a dura prova Ines e Susanne che si sono alternate al Pronto Soccorso.
Zamaray viene da Rabat, vicino a Charikar, ottanta chilometri dalla capitale. Un po‚Äô prima di mezzogiorno, sulla strada principale c‚Äô?® stato uno scontro violentissimo, ci hanno detto che sette persone sono morte.
Le prime cure nel First Aid Post di Emergency a Charikar, poi su una nostra ambulanza fino a Kabul. Sono le 13.40 quando Zamaray arriva in ospedale, ?® in coma grave, non muove il braccio destro, una pupilla dilatata. Alle 14.15 ‚Äì intubato, ventilato e attcccato a un monitor - ?® trasportato nella CT Scan Room: le immagini arrivano nitide, inequivocabili: un ematoma comprime il cervello e va evacuato immediatamente.
Marco Garatti, chirurgo e responsabile di Emergency in Afghanistan, ?® veloce e preciso come sempre. La pupilla ridiventa pi?? piccola, il braccio torna a muoversi. Zamaray resta un malato molto grave, ha fratture multiple delle ossa del cranio. Ma adesso ha una possibilit?†, adesso la Rianimazione pu?? lavorare al meglio. Gina e Marco ne sono felici.
Inch‚ÄôAllah - dice Haji Jalil che ?® stato un minuto incollato al vetro a guardare l‚Äôesecuzione di uno scan ‚Äì grazie a questa macchina bisior bacha murdan nist, molti ragazzi non moriranno.
Ha ragione. Grazie a tutti quelli che hanno realizzato un altro piccolo frammento di utopia.
Gino


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