L’unica TAC dell’Afganistan è nel nostro ospedale di Kabul….
Grazie alla TAC e a Gino Strada Massuda torna alla vita.
La sto guardando, proprio ora, ha gli occhi aperti e sono due occhi neri, neri, bellissimi. EÄô nel letto numero ”6” della nostra terapia intensiva, qui all ospedale di Emergency a Kabul, ma per noi non è la paziente del letto ”6″
Per noi lei è una bimba di 5 anni, si chiama, guarda caso, Massouda. Ha i capelli scurissimi ed è arrivata il pomeriggio della vigilia di natale, con un brutto trauma cranico dovuto ad un incidente stradale. E’ arrivata da noi dopo 4 ore di strada, le solite strade impossibili dell’ Afghanistan.
Visitata immediatamente, non aveva coscienza, la scala per valutare il danno neurologico era 6 su 15 come massimo punteggio, le pupille una diversa ,in dimensioni, dall’altra: una grave emorragia cerebrale.
E’ stata subito intubata, sedata e fatta respirare artificialmente, per tenerla sotto controllo. La situazione peggiorava, di giorno in giorno. Le è stata fatta una Tac,e grazie alla nuova apparecchiatura da pochi mesi in funzione nel nostro ospedale, si è scoperto un danno all’interno del cervello di Massouda.Alcuni ”sacchettini”, che nelle persone normali raccolgono e distribuiscono il liquido cefalo-rachidiano, si stavano ingrandendo enormemente a causa di una ostruzione a valle del circuito dovuta appunto alla raccolta di sangue dell’emorragia cerebrale. La pressione interna del cervello cresceva di giorno in giorno oltre ad altri sintomi tipo febbre persistente nonostante gli antibiotici.
Nemmeno la sua condizione neurologica migliorava significativamente.
Per tutti era gi? ÄúmortaÄù, un termine triste e brutto, ma realistico.
Un intervento neurochirurgico in questa situazione, con i nostri mezzi, avrebbe fatto inorridire qualsiasi chirurgo ÄòoccidentaleÄô.
Ma non Gino.
Che un bel giorno mi dice: ÄúAndiamo in salaÄù.
Tenter? di inserire un cateterino, grazie anche alle immagini della Tac, proprio in quei ÄúsacchettiniÄù in fondo al cervello di Massouda, riuscendo a drenarle allÄôesterno un poÄô di quel liquido che si sta ammassando e che crea una situazione di alta pressione intracranica non compatibile con la vita.
Lo vedo concentrarsi, studiare il tragitto che lÄôago dovr? fare per arrivare al punto, sapendo bene i rischi e le complicanze, ma con il suo solito coraggio.
Comincia a incidere la pelle, apre un forellino nella teca cranica, inserisce lÄôago guida, in aspirazioneĶ nessun liquido viene fuori.
Con calma, ci ritenta, una volta e unÄôaltra e unÄôaltraĶ e nella siringa si vede finalmente quel benedetto liquidoĶ e tutti gridano: ÄúEccolo!!!!!!!!!Äù.
Gino finisce con calma di fissare bene il cateterino, medichiamo la bimba e la portiamo in rianimazione, non prima, almeno io personalmente, avergli dimostrato tutto la mia stima e il mio affetto, con una gran pacca sulla spalla.
E poi cominciamo ad aspettareĶ
Il giorno dopo, dopo unÄôulteriore Tac, Gino riposiziona meglio ancora un altro cateterino, in un diverso ÄúsacchettinoÄù cerebrale, stavolta al primo colpo, tra lÄôaltro.
Due giorni fa, Massouda ha aperto gli occhi spontaneamente ed ha stretto la mano, su comando, ad Alberto, il nostro bravo anestesista.
Non sono bravo a scrivere, non ?® il mio mestiere anche se mi piacerebbe molto, ma spero di riuscire almeno a comunicare la grandissima emozione che abbiamo provato tutti nel team per questa grande operazione. Non grande solo dal punto di vista tecnico, no. Grande soprattutto per quello che vuol dire: con coraggio, professionalitaÄô e buon senso, a questa bambina, ormai ÄúspacciataÄù, abbiamo dato una speranza in pi??. Una speranza che io avrei voluto assolutamente anche per mia figlia, se mai si fosse trovata in questa drammatica situazione.
Non sappiamo dire con certezza se Massouda vivr?, anche se ogni sera ognuno di noi lo spera ardentemente, ma io so dire con molta precisione quanto mi sono commosso e quanto mi sono riscoperto, per la centesima volta, fiero di Emergency, di quello che ha fatto, di quello che far?.
Con enorme fatica, con enorme coraggio,con enorme professionalit?, con profondo rispetto verso gli esseri umani che stanno male. Di qualunque nazionalit?, religione, colore della pelle.
Massouda stasera ha la febbre, ?® tutta rossa in faccia, sta muovendo un braccio ed una gamba, ha addirittura sbadigliato, chiss? cosa pensa di tutti questi strani individui che le girano intorno. Ed ?® assistita 24 ore su 24 ,benissimo, da tutto il nostro staff.
Ci vediamo domani, piccola.
Matteo









