Gino Strada: «Torneremo solo per curare tutti» di Gabriel Bertinetto
da Unit? online
Rahmatullah Hanefi torna libero, perch?© non c’era assolutamente nulla da imputargli, sostiene Gino Strada, raggiunto telefonicamente a Khartum, dove Emergency ha aperto da poco un nuovo ospedale. ¬´Oggi ?® un giorno di festa, e non voglio fare polemiche. I miei commenti sul comportamento del governo italiano nella vicenda, li ho gi? fatti a suo tempo¬ª.
Tre mesi in prigione, poi il rilascio con proscioglimento pieno. Cos’?®? Un errore giudiziario? Un tentativo di incastrarlo andato a monte?
¬´Direi una specie di vendetta contro Emergency. Hanno cercato di fabbricare delle prove. Hanno lasciato trapelare voci incontrollate. Su di noi sono state scritte infamie. Alla fine non hanno trovato nulla perch?© non c’era niente da trovare, o per meglio dire, niente da cercare. Hanno trattenuto in isolamento Hanefi senza permettergli di vedere un avvocato per un periodo ben superiore ai trenta giorni ammessi dalla Costituzione afghana. Comunque, oggi siamo contenti, ?® la fine di un incubo¬ª
Un epilogo forse inatteso?
¬´No, c’erano stati vari segnali positivi, perch?© emergeva in maniera sempre pi?? chiara quanto fossero inconsistenti le accuse. Del resto non hanno mai formalizzato imputazioni a suo carico, e si arriva ad un proscioglimento pieno senza che sia nemmeno instaurato un processo, ci sia mai stata un’udienza. Il fascicolo ?® sempre rimasto in mano alla Corte di sicurezza nazionale. La magistratura ordinaria non ?® mai stata investita del caso. Oggi ?® un giorno di festa, ma i tre mesi di segregazione e le peggiorate condizioni di salute di Hanefi non si cancellano¬ª.
L’interesse manifestato dal governo italiano e dalla nostra ambasciata a Kabul possono avere influito sulla svolta?
¬´Questo non ?® il giorno in cui vorrei fare commenti sul ruolo del governo italiano. Quello che pensavo l’ho gi? detto a suo tempo. Oggi godiamoci la bella notizia dell’imminente rilascio di Hanefi¬ª.
Le tue critiche al governo risalgono all’inizio della storia, ai primi giorni dopo l’arresto del vostro collaboratore. Poi per?? ci sono stati altri sviluppi, no?
¬´Guarda, ?® molto semplice. Il governo italiano ci contatta dicendo che Karzai e Prodi sono d’accordo per uno scambio di prigionieri da effettuare attraverso di noi. Noi eseguiamo. Il giorno dopo una delle due parti che hanno stretto quell’accordo arresta il nostro uomo, la persona cui noi avevamo affidato l’attuazione dello scambio. E l’altra parte non protesta¬ª.
Non pu?? essere che a Kabul sospettassero Hanefi di fare il doppio gioco?
¬´Ma no. Il governo Karzai ha accettato lo scambio, e che esso avvenisse tramite Emergency. Come poteva pensare che noi, Emergency, non affidassimo il compito alla stessa persona che gi? aveva operato con successo per la liberazione di Gabriele Torsello alcuni mesi prima? All’uomo che vivendo e lavorando a Lashkar Gah era il pi?? adatto a entrare in contatto con i capi talebani della zona¬ª?
D’Alema ha sollevato il caso nel suo colloquio a Kabul con Karzai in maggio. L’ambasciatore Sequi a sua volta si ?® attivato. Ammesso che all’inizio l’Italia sia stata inerte, non ti sembra che poi abbia recuperato?
¬´Sono in ottimi rapporti con l’ambasciatore. Lo stimo. So che ha fatto anche di pi?? di quello che gli ?® stato chiesto. Da allora sono in contatto quotidiano con lui. Quanto al ruolo della politica, preferirei davvero evitare commenti. Oggi, ripeto, ?® un giorno di festa, non di polemiche¬ª
Emergency torna in Afghanistan?
¬´Dopo avere riabbracciato Rahmatullah libero, sono disponibile a contatti per verificare che vengano garantite condizioni di sicurezza per i pazienti e per lo staff. Deve essere chiaro che i feriti sono feriti e basta. Non feriti amici o feriti nemici. Questo ?® per noi imprescindibile, se no non possiamo tornare a lavorare in Afghanistan. Non possiamo limitarci a curare gli amici del reggente di turno. Abbiamo voglia di tornare con la stessa passione, per far funzionare gli unici ospedali degni di questo nome di cui disponga l’Afghanistan. Strutture che la gente del posto rimpiange. Se vogliamo parlare di influenze positive per la conclusione di questa storia, parliamo della mobilitazione popolare a Kabul, in Helmand, e altrove a favore di Emergency. Parliamo del governatore del Panshir che ha proibito a chiunque di mettere piede nell’ospedale che noi gestivamo in quella provincia e di appropriarsene al posto nostro. Tutta questa mobilitazione non ci sorprende. Un milione e mezzo di afghani hanno ricevuto il nostro aiuto¬ª.
Il capo dell’intelligence di Karzai dovr? rimangiarsi l’accusa di essere fiancheggiatori dei talebani?
¬´Spero di incontrare Amrullah Saleh e di avere con lui un colloquio amichevole. Noi non abbiamo nemici. ?à proprio con chi ha idee diverse dalle nostre che pi?? ?® necessario discutere. Non mi interessa che Saleh ritratti, ma che capisca che noi non abbiamo simpatia per chiunque ricorra alla violenza, ribelle o non ribelle, afghano o americano, inglese o italiano. La violenza ?® uno strumento d’azione stupido, da minorati mentali. Ma gli dir?? anche che noi non possiamo accettare di consegnare alla polizia i talebani feriti anzich?© curarli¬ª.









