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26 giugno Afganistan: Kabul, riapre l’ospedale !!

novità 30 giugno 2007

Un ragazzo di ventidue anni a cui una pallottola, sparata da non si sa chi, ha fatto saltare via due dita della mano destra. E un uomo che si ?® beccato un proiettile nel braccio questa notte, mentre veniva a Kabul dalla provincia di Wardak: “Ci hanno fermato sulla strada, forse talebani. Ci hanno rapinato e hanno sparato. Allah Allah Allah. Fa male”. Barba lunga, nerissima, parla dalla barella del pronto soccorso di Emergency a Kabul, mentre il chirurgo di guardia esamina il foro: “Entrata e uscita. Lo portiamo in sala”. Due pazienti non gravi, casi comuni. Ma tutto lo staff dell’ospedale di Emergency si ricorder?† di loro come dei primi: oggi il centro chirurgico di Kabul ha riaperto i battenti, dopo che tutte le attivit?† della ong in Afghanistan erano state sospese per quasi due mesi.

Fa caldo oggi a Kabul, traffico e polvere. Fuori dal cancello dell’ospedale, un gruppo di parenti aspetta. Sono venuti in quindici ad accompagnare Gul Mohammad. Un infermiere spiega a tutti come sta, risponde a tutte le domande, e chiede loro se vogliono donare il sangue. Uno dei cugini ricorda agli altri che un altro parente, una volta, era stato ricoverato nel shafakhana emergency, e gli avevano dato molto sangue per salvarlo. Breve consultazione. E tre parenti si avviano al laboratorio per le analisi, mentre dal pronto soccorso Gul Mohammad viene trasportato nel blocco operatorio. “Emergency is back!”, sorride l’infermiere chiudendo la porta bianca e rossa.

Il centro chirurgico non aveva ancora annunciato la riapertura ufficiale, ma da questa mattina tutto era pronto per accogliere i pazienti chirurgici e i feriti di guerra. E negli ultimi giorni la voce girava fra la gente di Kabul: in ospedale ci sono i cleaners, in ospedale ci sono i dottori. Centinaia di turbanti, veli e chador?¨ sono venuti a guardare, a chiedere, a capire se era vero. Era vero.

Un prima parte dello staff ‚Äì i fidatissimi, e gente che ?® con Emergency dal primo giorno a Kabul ‚Äì era al lavoro da qualche giorno. Riattivare le sale operatorie e due corsie, per il momento, e tutti i servizi dell’ospedale. Le lavandaie dispensavano baci e “Grazie Allah, che bello che si riapre”. Khanum Gul non ha marito ma ha sei figli, tutti ciechi dopo che un’esplosione ha devastato la sua casa a Kabul, e si asciugava con il velo bianco le lacrime che non piangeva: “Ero cos?¨ preoccupata per voi, per tutti noi”.


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