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Rahmatullah in grave pericolo di vita.

novità, riflessioni 10 giugno 2007

Mercoled?¨ anche i carcerieri hanno notato ci?? che ai visitatori autorizzati sfuggiva o non interessava: che Rahmat stava male. Lo hanno accompagnato in un ospedale, dove si i medici hanno dichiarato che il suo unico rene appare gravemente compromesso e richiede cure urgenti. Nonostante il parere dei sanitari, i servizi di sicurezza afgani lo hanno ricondotto in carcere, rinchiudendolo in cella di isolamento.

Ci sentiamo in dovere di comunicare che sin dall’inizio della vicenda la delicatissima condizione di Rahmat, che ha un solo rene, ?® stata da noi portata a conoscenza del presidente del Consiglio Romano Prodi e del ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Nessuno di loro ha mai dato segno di essersi interessato a questo aspetto del problema‚Äù. Il vicepresidente di Emergency ha poi rivolto un accorato appello: ‚ÄúRahmatullah si trova in pericolo di vita! Sollecitiamo tutti a fare il possibile per salvarlo”.

Poco confortanti anche le notizie che riguardano l‚Äôaspetto legale della faccenda. ‚ÄúMentre la Farnesina assicura che tutto sta imboccando ‚Äòi binari della legalit?†‚Äô ‚Äì dice Garbagnati ‚Äì da una settimana all’avvocato nominato da Rahmat continua a essere negato l‚Äôaccesso al fascicolo processuale del suo assistito‚Äù.

Giustizia, ?® una parola grossa

riflessioni 8 giugno 2007

Il prossimo tre luglio, l’Italia ospiter?† una “conferenza
internazionale sulla giustizia in Afghanistan”. Non ?® un caso che sia
l’Italia a promuoverla e ad ospitarla. Al nostro paese ?® stato
affidato il compito di ricostruire il sistema giudiziario afgano.
Milioni di euro, almeno 50, sono stati investiti dal Governo in questo.
Esperti giuristi italiani hanno lavorato per costruire il sistema giudiziario
afgano.

Eppure, in Afghanistan non si pu?? proprio parlare di giustizia, cos?¨ come
non si pu?? parlare, come pure qualcuno ha fatto di fine della guerra.

In quel paese centinaia di persone sono detenute senza il rispetto di
alcun diritto. Noi abbiamo conosciuto direttamente cos’?® la giustizia
afgana, sulla pelle di Rahmatullah Hanefi, rinchiuso nelle stanze dei
servizi di sicurezza afgana dal mattino del 20 marzo, senza che ancora
oggi il suo legale abbia potuto sapere di cosa ?® accusato, Senza che,
ad oggi, un suo familiare lo abbia potuto incontrare.???

Rahmatullah ?® paradossalmente un privilegiato. Perch?© il fatto che
lavori per Emergency, e che sia stato l’artefice della liberazione di
Daniele Mastrogiacomo e di Gabriele Torsello, hanno reso il suo caso
emblematico, e la sua storia ?® nota in tutto il mondo, sotto l’attenta
osservazione, tra gli altri, di Amnesty International.

Siamo certi che ci siano migliaia di “casi Rahmatullah” in
Afghanistan. Siamo certi che ce ne siano anche di ben peggiori. Perch?©
l’Afghanistan, ancora oscurato dalle ombre dei B52 che ogni giorno
scaricano tonnellate di bombe, nonostante quasi sette anni di lavoro,
?® un Paese che non conosce diritti. All’Italia “come
nazione guida e maggior contribuente nel settore Giustizia”, avrebbe
avuto il compito, attraverso l’assistenza al Governo Afgano della
“ricostituzione di un sistema giudiziario coerente con i criteri della
nuova Costituzione e con gli standard internazionali di protezione dei
diritti umani previsti nei
trattati di cui l‚ÄôAfghanistan ?® parte”.

Tra i compiti dell’Italia c’?® anche quello dell’ammodernamento del
Carcere di Pol-i-Charki. Una specie di rudere malsano dentro al quale
la temperatura passa dai -20 gradi dell’inverno ai 40 dell’estate, e
alle cui celle, dal 2001 ad oggi, il Programma giustizia non ?® stato
nemmeno capace di mettere i vetri alle luride stanze dove sono
ammassati migliaia di detenuti gran parte dei quali in attesa di
sapere di cosa sono accusati esattamente come lo ?® ancora adesso
Rahmatullah.

Al ministro D’Alema, al ministro Parisi, al presidente Karzai e agli
illustri partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Giustizia
in Afghanistan vogliamo solo chiedere: a cosa sono serviti sette anni
di guerra? A cosa sono serviti sette anni di lavoro della cooperazione
italiana e almeno 50 milioni di euro, se in Afghanistan ci sono
migliaia di Rahmatullah che languiscono rinchiusi in attesa non di
giudizio, ma di sapere di cosa sono accusati?

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