Il prossimo tre luglio, l’Italia ospiter? una “conferenza
internazionale sulla giustizia in Afghanistan”. Non ?® un caso che sia
l’Italia a promuoverla e ad ospitarla. Al nostro paese ?® stato
affidato il compito di ricostruire il sistema giudiziario afgano.
Milioni di euro, almeno 50, sono stati investiti dal Governo in questo.
Esperti giuristi italiani hanno lavorato per costruire il sistema giudiziario
afgano.
Eppure, in Afghanistan non si pu?? proprio parlare di giustizia, cos?¨ come
non si pu?? parlare, come pure qualcuno ha fatto di fine della guerra.
In quel paese centinaia di persone sono detenute senza il rispetto di
alcun diritto. Noi abbiamo conosciuto direttamente cos’?® la giustizia
afgana, sulla pelle di Rahmatullah Hanefi, rinchiuso nelle stanze dei
servizi di sicurezza afgana dal mattino del 20 marzo, senza che ancora
oggi il suo legale abbia potuto sapere di cosa ?® accusato, Senza che,
ad oggi, un suo familiare lo abbia potuto incontrare.???
Rahmatullah ?® paradossalmente un privilegiato. Perch?© il fatto che
lavori per Emergency, e che sia stato l’artefice della liberazione di
Daniele Mastrogiacomo e di Gabriele Torsello, hanno reso il suo caso
emblematico, e la sua storia ?® nota in tutto il mondo, sotto l’attenta
osservazione, tra gli altri, di Amnesty International.
Siamo certi che ci siano migliaia di “casi Rahmatullah” in
Afghanistan. Siamo certi che ce ne siano anche di ben peggiori. Perch?©
l’Afghanistan, ancora oscurato dalle ombre dei B52 che ogni giorno
scaricano tonnellate di bombe, nonostante quasi sette anni di lavoro,
?® un Paese che non conosce diritti. All’Italia “come
nazione guida e maggior contribuente nel settore Giustizia”, avrebbe
avuto il compito, attraverso lÄôassistenza al Governo Afgano della
“ricostituzione di un sistema giudiziario coerente con i criteri della
nuova Costituzione e con gli standard internazionali di protezione dei
diritti umani previsti nei
trattati di cui lÄôAfghanistan ?® parte”.
Tra i compiti dell’Italia c’?® anche quello dell’ammodernamento del
Carcere di Pol-i-Charki. Una specie di rudere malsano dentro al quale
la temperatura passa dai -20 gradi dell’inverno ai 40 dell’estate, e
alle cui celle, dal 2001 ad oggi, il Programma giustizia non ?® stato
nemmeno capace di mettere i vetri alle luride stanze dove sono
ammassati migliaia di detenuti gran parte dei quali in attesa di
sapere di cosa sono accusati esattamente come lo ?® ancora adesso
Rahmatullah.
Al ministro D’Alema, al ministro Parisi, al presidente Karzai e agli
illustri partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Giustizia
in Afghanistan vogliamo solo chiedere: a cosa sono serviti sette anni
di guerra? A cosa sono serviti sette anni di lavoro della cooperazione
italiana e almeno 50 milioni di euro, se in Afghanistan ci sono
migliaia di Rahmatullah che languiscono rinchiusi in attesa non di
giudizio, ma di sapere di cosa sono accusati?