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riflessioni 29 dicembre 2008

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Intervista a Husam Hamdouna, direttore del Remedial Education Center di Jabaliya, Gaza

“La situazione è terribile in queste ore, abbiamo da poco saputo che le vittime finora sono oltre trecentotrenta. I bombardamenti si susseguono con brevi soste tra l’uno e l’altro da sabato, quando c’è stato l’attacco a sorpresa in contemporanea. Le esplosioni sono continuate anche nella notte e stamattina. Non le ho viste con i miei occhi, ma mi informano che molte delle vittime sono civili, soprattutto nella zona di Jabaliya, a nord di Gaza città. Ma i bombardamenti sono distribuiti lungo tutto il territorio della Striscia”.

Dove si trova ora?
“Sono dentro casa mia, in queste ore è molto difficile uscire per qualsiasi motivo, soprattutto per procurarsi generi alimentari. La popolazione è barricata nelle case e non esce per il timore di essere coinvolta nei bombardamenti: l’aviazione israeliana potrebbe colpire la loro auto, scambiandola per quelle dei miliziani di Hamas. Accanto a me ci sono mia moglie e la mia figlia più piccola, di tre anni, che è molto spaventata. Dopo ogni esplosione mi abbraccia stretto. Attualmente non c’è corrente elettrica e nemmeno gas”.

Ritiene possibile un’invasione di terra?
“Per ora sappiamo che i tank israeliani sono ammassati al confine. Ci sono state notizie questa mattina che annunciavano l’inizio dell’operazione di terra, ma non ci sono conferme e non credo sia vero. L’invasione della fanteria è uno scenario esplosivo, che però non posso escludere. Dipenderà dalle valutazioni israeliane sul successo degli attacchi aerei, e anche dal perdurare del lancio di razzi verso il loro territorio”.

Hamas oggi è più debole o più forte?
“In generale, quando più i palestinesi subiscono violenze dall’esterno più si uniscono. Normalmente di fronte a un massacro di questa entità il governo di Hamas nella Striscia e quello di Fatah in Cisgiordania, esprimerebbero una comune condanna e solidarietà. Oggi però le dichiarazioni di Ramallah contengono una solidarietà che è solo formale, ma è soprattutto una forte critica ad Hamas, che evidenzia come anche le fratture tra palestinesi sono più scomposte che mai. Per quel che riguarda l’opinione della popolazione di Gaza, penso di poter dire che è ancora divisa, da un lato i sostenitori di Hamas indignati per le dichiarazioni di Abu Mazen, dall’altra quelli di Fatah che incolpano Hamas di questa tragedia. Tuttavia è importante capire che con il clima che si respira ora a Gaza nessuno ha il coraggio di esprimere pubblicamente il proprio sostegno o appartenenza”.

É stupito dalla tenue reazione internazionale all’attacco israeliano?
“Non sono stupito della reazione israeliana al lancio di razzi, specialmente ora che due abitanti della regione meridionale di Israele sono stati uccisi, ma non posso concepire come si possa attaccare con tanta violenza la popolazione civile palestinese. La comunità internazionale dovrebbe intervenire per fermare l’attacco, ma è sempre più evidente che non c’è equilibrio, il lancio di razzi e i bombardamenti in aree densamente abitate vengono messi sullo stesso piano”.

Teme che ora ricominceranno gli attentati suicidi palestinesi?
“É possibile, a questo punto ci possiamo aspettare qualunque reazione. Questa notte i caccia israeliani hanno colpito una moschea, ma le esplosioni hanno coinvolto anche un’abitazione dove hanno perso la vita sette persone, tra cui quattro bambini. Sono proprio le vittime innocenti che incendiano gli animi delle persone che, in tutto il mondo, sono vicine ai palestinesi. Ma auspico che la loro rabbia si esprima con proteste, non con attentati che peggiorerebbero ancora di più la situazione”.

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