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Tutte le battaglie degli italiani in Afghanistan.

novità, riflessioni 19 gennaio 2008

Sul sito www.peacereporter.it un imperdibile reportage sul vero ruolo dei militari italiani impegnati in Afghanistan a fare la guerra.

La situazione in Afghanistan è drasticamente peggiorata nell’ultimo anno. Il 2007 (chiusosi con oltre 7mila morti, di cui almeno 1.400 civili uccisi in gran parte dai bombardamenti aerei della Nato) è stato l’anno più sanguinoso dalla caduta dei talebani (anche per la stessa Nato: 232 i soldati occidentali morti). Secondo un recente rapporto del Senlis Council intitolato ‘Afghanistan sull’orlo del precipizio’ i talebani controllano il 54 percento del territorio afgano, sono attivi in un altro 38 percento (compresa la provincia ‘italiana’ di Herat) e minacciano ormai la stessa capitale Kabul (la cui difesa è ora responsabilità dei soldati italiani).

In primavera è prevista un’offensiva talebana senza precedenti, in vista della quale Stati Uniti e Nato pretendono un maggiore impegno bellico da parte di tutti gli alleati, Italia compresa. Al vertice annuale della Nato (in aprile a Bucarest) all’Italia verrà perentoriamente chiesto di mandare i nostri soldati a combattere. Cosa che, seppur in maniera limitata, già avviene da un anno e mezzo all’insaputa del popolo italiano e in aperta violazione della nostra Costituzione.

OSAMA BIN LADEN E’ STATO AMMAZZATO ( ?)*

riflessioni 16 gennaio 2008

di Giulietto Chiesa 14-1-08


*Dovrei mettere il punto interrogativo, per prudenza. Io non l’ho visto, non ho le prove. Ma chi lo dice è stata ammazzata e non era l’ultima arrivata sulla scena pachistana. E la sua morte, molto recente, mi pare come una conferma indiretta della validità della sua rivelazione. Per questo non metto il punto interrogativo. Lo mettano i maestri del giornalismo - italiano e mondiale - che hanno taciuto, insieme alle mille verità dell’11 settembre, anche questa notizia. Per oltre due mesi. Esattamente per due mesi e 11 giorni. Perchè questa notizia, con la “N” maiuscola, risale al 2 novembre 2007.
(continua…)

Essere un volontario di Emergency

Uncategorized, riflessioni 24 dicembre 2007

E’ una lettera scritta qualche mese da un volontario di Emergency di Matera.
Ce l’hanno inviata e ci è sembrata così significativa da farvela leggere.


Sabato c’è stato , oltre l’abituale banchetto di Emergency, una conferenza con due componenti dell’equipe dell’associazione, di cui una operante come medico anestesista in Sudan. Io, come volontario di Emergency, ne ho fatto parte e ho avuto il piacere di ascoltare l’esperienza diretta del medico. Sarà un anno che faccio parte dell’associazione e, con tutta onestà, ho avuto dubbi di varia natura, innanzitutto su di me. Molte volte mi sono chiesto cosa facessi lì, se fossi come quelle persone che fanno volontariato, nonostante sia comunque un’azione nobile, per mettersi la coscienza a posto. L’intermittenza di questi dubbi ora non verrà più a martellarmi.

Da Sabato ho compreso e assuntol’importanza e l’arricchimento che deriva da questa esperienza. E’ fonte d’informazione e novità da conoscere.
In molti incontri si parla anche di una cultura diversa, di abitudini diverse dalle nostre, di una visione del mondo, per noi Occidente, fresca…
E’ così interessante poter fare qualcosa di testa propria in un formicaio ben sistemato da noi stessi, quale la nostra routine nella società.
Esci da quello che sei in obbligo e abituato a fare per essere libero e seguire la tua volontà. Stappi la sensibilità, sempre più intorpidita da subdoli
controlli sociali mirati a renderci tutti target amorfi. Sensibilità che, in questo caso, ti porta a prendere coscienza.
Trovo suggestivo pensare che qualcuno molto lontano che non sentirà la tua voce né vedrà mai il tuo viso saprà che un altro essere umano, della stessa razza che lo ha messo in ginocchio, in quel momento gli protende il suo sincero aiuto, gli sta dedicando il suo tempo, la sua energia, il suo pensiero.

Noi volontari siamo i polmoni dell’associazione. Il nostro lavoro è concreto, indispensabile; non ha senso avere dubbi. In un momento della
conferenza è stato trasmesso un filmato di un’operazione a cuore aperto. Non mi era mai capitato di vedere quell’organo che sostiene fatiche incessanti battere con veemenza senza il suo tetto sicuro. Per dieci secondi quel lavoro gravoso che sostiene tutto il tempo è stato fermato. Mi smuoveva dentro un’emozione sincera. E’ proprio la sincerità in ogni cosa ciò che voglio recuperare. Voglio conoscere, essere attivo e vigile ad ogni sfumatura che trovo intorno. Ho bisogno di stimoli, di scolpire le mie sfaccettature. Ho percepito il cuore come un essere interno a noi,che vive di aria e vita propria,con l’orecchio teso ad una parete che ci connette. Tramite quell’orecchio pulsante condivide ansie, sofferenze, paure, risa e gioie con l’essere a cui è collegato. Ho forti motivazioni ora, credo sinceramente in quello che faccio.
Credo in Emergency.

Giuseppe

studente liceale gruppo di Matera

La guerra in Italia

riflessioni 7 dicembre 2007

Accendendo la televisione oggi ho provato tanta rabbia e commozione guardando le immagini e ascoltando la storia di quello che è accaduto stanotte alle acciaierie di Torino (un operaio morto e sei che lottano tra la vita e la morte).

Tante volte quando vado a parlare per Emergency racconto storie di vite spezzate, di orfani, di vedove, di persone fatte a pezzi dalla guerra, ma oggi mi sono resa conto che la guerra ce l’abbiamo anche qui in Italia. E’ la guerra dello sfruttamento che causa morti, feriti e tanta disperazione. E come tutte le guerre ha le sue cause: i lavoratori erano in servizio da 12 ore (grazie agli incentivi sullo straordinario tanto esaltati dal partito democratico questo diventerà sempre più frequente), gli estintori erano vuoti, i macchinari più che obsoleti. E come tutte le guerre ha le vittime dirette e quelle indirette : penso alle famiglie di questi operai. E noi? Che facciamo? Non possiamo stare a guardare. Basta con la solita retorica trita e ritrita, io lo sento questo nodo in gola che mi stringe, che mi suggerisce l’urgenza di fare qualcosa anche solo di scrivere queste poche righe.

Ma dov’era il nostro presidente del Consiglio, a inagurare un centro commercialeeeeee!!!! Doveva andare dalle famiglie, in fabbrica, perchè non si può essere equidistanti tra gli imprenditori e i lavoratori. Bisogna stare dalla parte dei più deboli. Non è una questione di lotta di classe, è una questione di pura e semplice umanità, che manca in questo governo di centro-centro-sinistra, mi duole dirlo dopo averli votati. Mi aspetterei che lo Stato stesse vicino alle famiglie delle vittime, sostendendole anche economicamente. Non possiamo lasciarli soli.
Donatella

Ringrazio Sandro Ruotolo per aver pubblicato queste mi riflessioni sul suo sito.
www.sandroruotolo.it

Sudan: Fahima: intervento a cuore aperto numero 300

riflessioni 28 novembre 2007

L’attenzione che riserviamo al suo caso potrebbe sorprenderla. Per noi è una tappa significativa, ma a Fahima Elheber dice poco che il suo sia l’intervento a cuore aperto numero 300 nel Centro cardiochirurgico di Khartoum. Gira con il suo pigiama rosa per i corridoi, ha già ripreso, dopo l’intervento, a pranzare nella saletta riservata ai pazienti. Sta bene.E’ alta un metro e 55 e pesa 34 chili, ha 20 anni ed è seconda di 6 fratelli. È sudanese e abita a el-Faw, 4 ore da Khartoum. La sua famiglia è povera e la sua carriera scolastica non si è protratta oltre le elementari. È cieca dall’occhio destro. Il danno le deriva da una ferita, vecchia ormai di dieci anni, conseguente a un incidente di dieci anni fa, mentre giocava con un’amica. Il suo aspetto ne è leggermente danneggiato.Fahima è stata visitata per la prima volta nel nostro centro il 12 luglio scorso. In seguito a una malattia reumatica, incontrava notevoli limitazioni nell’attività fisica ed aveva presentato alcuni episodi di sincope. Le è stata diagnosticata una stenosi mitralica severa: le è stata assegnata una terapia cardiologica ed è stata messa in lista di attesa per un intervento chirurgico. Il 18 novembre l’attesa e’ terminata. Le è stata sostituita la valvola mitralica con una valvola meccanica, che impone una terapia anticoagulante. Questa circostanza normalmente genera qualche perplessità a ragazze giovani che intendono sposarsi e avere bambini. Le abbiamo chiesto se intenda sposarsi e ha risposto, ridendo, di no. È triste immaginare che questo suo orientamento derivi da quella sua ferita. A noi Fahima sorride, ma forse non crede che la vita sorrida a lei. Anche per questo l’intervento n° 300 ci rimane impresso.

Rahmatullah in grave pericolo di vita.

novità, riflessioni 10 giugno 2007

Mercoled?¨ anche i carcerieri hanno notato ci?? che ai visitatori autorizzati sfuggiva o non interessava: che Rahmat stava male. Lo hanno accompagnato in un ospedale, dove si i medici hanno dichiarato che il suo unico rene appare gravemente compromesso e richiede cure urgenti. Nonostante il parere dei sanitari, i servizi di sicurezza afgani lo hanno ricondotto in carcere, rinchiudendolo in cella di isolamento.

Ci sentiamo in dovere di comunicare che sin dall’inizio della vicenda la delicatissima condizione di Rahmat, che ha un solo rene, ?® stata da noi portata a conoscenza del presidente del Consiglio Romano Prodi e del ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Nessuno di loro ha mai dato segno di essersi interessato a questo aspetto del problema‚Äù. Il vicepresidente di Emergency ha poi rivolto un accorato appello: ‚ÄúRahmatullah si trova in pericolo di vita! Sollecitiamo tutti a fare il possibile per salvarlo”.

Poco confortanti anche le notizie che riguardano l‚Äôaspetto legale della faccenda. ‚ÄúMentre la Farnesina assicura che tutto sta imboccando ‚Äòi binari della legalit?†‚Äô ‚Äì dice Garbagnati ‚Äì da una settimana all’avvocato nominato da Rahmat continua a essere negato l‚Äôaccesso al fascicolo processuale del suo assistito‚Äù.

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