Deprecated: Function set_magic_quotes_runtime() is deprecated in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-settings.php on line 18

Strict Standards: Declaration of Walker_Comment::start_lvl() should be compatible with Walker::start_lvl(&$output) in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/comment-template.php on line 0

Strict Standards: Declaration of Walker_Comment::end_lvl() should be compatible with Walker::end_lvl(&$output) in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/comment-template.php on line 0

Strict Standards: Declaration of Walker_Comment::start_el() should be compatible with Walker::start_el(&$output) in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/comment-template.php on line 0

Strict Standards: Declaration of Walker_Comment::end_el() should be compatible with Walker::end_el(&$output) in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/comment-template.php on line 0
Emergency Siracusa

Homepage di Emergency - gruppo di Siracusa

Menu di navigazione


Questa è la pagina del gruppo territoriale di Siracusa dove potrete conoscere le nostre attività, le iniziative a cui parteciperemo e come, se vorrete, attivarvi per sostenere EMERGENCY


Eventi

Gino Strada a La7

appuntamenti 18 marzo 2009

Strict Standards: call_user_func_array() expects parameter 1 to be a valid callback, non-static method sticky_image::filter() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/plugin.php on line 166

Strict Standards: Non-static method sticky_image::getThumb() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-content/plugins/sticky_image.php on line 294

Gulliver legato dalle guerre inutili

appuntamenti 13 marzo 2009

Strict Standards: call_user_func_array() expects parameter 1 to be a valid callback, non-static method sticky_image::filter() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/plugin.php on line 166

Strict Standards: Non-static method sticky_image::getThumb() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-content/plugins/sticky_image.php on line 294

di Pino Cabras - Megachip

L’ex capo delle forze speciali britanniche Sas (Special Air Service) in Afghanistan, il comandante Sebastian Morley, 40 anni, denuncia quanto la campagna militare contro i Taliban sia «inutile». Gli ricorda l’esordio di un’altra guerra che fu da subito in un vicolo cieco: «È l’equivalente dell’inizio della guerra del Vietnam», lamenta Morley in un’intervista al «Daily Telegraph», la prima dopo le sue dimissioni nell’estate 2008, seguite alla morte di quattro suoi uomini che viaggiavano in una Land Rover Snatch, un mezzo obsoleto pensato per la guerriglia urbana nell’Ulster ma totalmente inefficace per proteggere i soldati contro le IED usate nell’insidioso terreno afghano.

«Il numero delle vittime e il logoramento delle truppe non possono che aumentare», prevede Morley.Trattandosi di una guerra «inutile», il governo britannico ha «le mani sporche di sangue» per via della sua indifferenza alla protezione dei propri uomini in campo. «Teniamo piccole porzioni di terreno nella provincia di Helmand», la zona dell’Afghanistan meridionale di competenza britannica. «Le operazioni che stiamo conducendo sono davvero senza senso. È proprio folle pensare che teniamo quel terreno o che abbiamo alcuna influenza su quel che accade poco oltre le basi».
Insomma, già a mezzo chilometro dai fortini in cui si rintanano i soldati di Sua Maestà, non c’è più alcuna influenza sullo stato delle cose.

«Usciamo in operazioni, ci azzuffiamo con i Taliban e rientriamo al campo per il tè. Non controlliamo il territorio. I Taliban sanno dove siamo. E sanno molto bene quando siamo rientrati al campo», commenta amaramente Morley.

Del resto, non è che per le truppe statunitensi le cose vadano molto diversamente. «Al mondo non sfugge il fatto sufficientemente chiaro che la maggior parte delle nostre forze sono bloccate in Iraq e in Afghanistan», aveva detto già nell’aprile 2007 Daniel Serwer, del think tank US Institute for Peace: «quando Gulliver è legato a terra, tutti lo capiscono».

È in questo contesto che – mentre sfuma la disastrosa utopia bellicista dell’era Bush – si possono comprendere le aperture di Barack Obama e la sua disponibilità a trattare con i Taliban. Il tutto avviene troppo tardi. Se solo si fosse ascoltato il generale Fabio Mini, quando nel 2007 commentava: «La legittimazione fra avversari avviene nel momento in cui si combattono e non nel momento in cui si parlano. Il ruolo di avversario non comporta nessuna accettazione diretta o indiretta dei rispettivi scopi e metodi . Anzi proprio nel riconoscimento delle reciproche posizioni sta sia la possibilità di trovare un punto di accordo sia la definitiva chiarificazione del disaccordo.»

Io non ti denuncio

banchetti, novità 20 febbraio 2009

Strict Standards: call_user_func_array() expects parameter 1 to be a valid callback, non-static method sticky_image::filter() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/plugin.php on line 166

Strict Standards: Non-static method sticky_image::getThumb() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-content/plugins/sticky_image.php on line 294

Manifesta il tuo dissenso all’emendamento che prevede la possibilità da parte dei medici di denunciare gli immigrati senza permesso di soggiorno che si rivolgono a una struttura sanitaria.

La maglietta “Io non ti denuncio” è disponibile presso gli uffici di Emergency di Milano e di Roma e da oggi presso il gruppo di Siracusa al costo di 5 euro.

Per richiederla basta scrivere una mail a emergency.siracusa@libero.it e venire a ritirarla.

Oppure contattaci su myspace : www.myspace.com/emergencysiracusa

o su Facebook http://www.facebook.com/profile.php?id=1641529187&ref=name

Gino Strada: «L’emendamento anti immigrati: una norma stolta prima ancora che perversa»

novità, riflessioni 19 febbraio 2009

Strict Standards: call_user_func_array() expects parameter 1 to be a valid callback, non-static method sticky_image::filter() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/plugin.php on line 166

Strict Standards: Non-static method sticky_image::getThumb() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-content/plugins/sticky_image.php on line 294

A oggi, in Italia, una legge vieta al personale sanitario di denunciare gli immigrati conosciuti per ragioni di cura, anche se la loro presenza in Italia non fosse regolare.
Un emendamento approvato al Senato intende sopprimere questa norma.

Si metterebbero così gli individui nella condizione di scegliere fra l’accesso alle cure e il rischio di una denuncia; si spingerebbe parte della popolazione presente in Italia nella clandestinità sanitaria, con grandi rischi per sé e per la collettività.
Si vuole affidare ai singoli medici la scelta se garantire lo stesso diritto alla cura a tutti gli individui, nel miglior interesse del paziente e nel rispetto del segreto professionale, oppure se esercitare la facoltà di denunciare i loro pazienti irregolari.

Secondo tutti i medici che ho conosciuto e apprezzato, l’unico modo giusto e civile per fare medicina è garantire a tutti la miglior assistenza possibile, senza distinzione alcuna riguardo a colore della pelle, sesso, convinzioni politiche, religiose o culturali, nazionalità o status giuridico.

Questo è il modo in cui Emergency ha lavorato, per quindici anni in tredici diversi paesi, curando tre milioni di persone senza distinzioni.
Questo è il modo con cui continuiamo a lavorare, anche in Italia, nel Poliambulatorio per migranti e persone indigenti di Palermo.

Anche di fronte all’inciviltà sollecitata da una norma stolta prima ancora che perversa, sono certo che i medici italiani agiranno nel rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispettodella Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Nel rispetto, soprattutto, di chiunque si rivolga a loro avendo bisogno di un medico.

Gino Strada

Sanità, Lavoro, Istruzione e Legalità sono le priorità: Emergency oggi in piazza con i lavoratori.

appuntamenti 13 febbraio 2009

Strict Standards: call_user_func_array() expects parameter 1 to be a valid callback, non-static method sticky_image::filter() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/plugin.php on line 166

Strict Standards: Non-static method sticky_image::getThumb() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-content/plugins/sticky_image.php on line 294

Sanità, lavoro, istruzione, legalità e convivenza sono le emergenze alle
quali destinare ogni risorsa.

Spese militari, sudditanze internazionali, guerre e aggressioni
travestite da difesa e pace sono due volte criminose: in sé stesse e per
le risorse che sottraggono a necessità autentiche e umane.

La precarietà del lavoro e del reddito è un’ingiusta limitazione alle
occasioni di vita per molte persone e non può determinare un danno
ulteriore per l’iniquità delle norme in vigore, per la mancanza di
sostegni sociali all’esistenza di chi è in maggiori difficoltà.

Non si può uscire dalla crisi per le stesse strade che l’hanno
provocata: l’ingiustizia e la disuguaglianza, la prepotenza e l’abuso di
pochi hanno infine prodotto il danno di tutti.

La solidarietà non è una reazione compassionevole di alcuni, ma un atto
necessario dell’intelligenza di tutti.

Il rifiuto meschino della diversità e la chiusura ottusa del razzismo
non sono la difesa del presente ma la distruzione del futuro.

Nel condividere queste ragioni e questi obiettivi, sosteniamo lo
sciopero generale che Fiom Cgil e la Funzione Pubblica Cgil hanno
proclamato per oggi.

Emergency

riflessioni 21 gennaio 2009

Strict Standards: call_user_func_array() expects parameter 1 to be a valid callback, non-static method sticky_image::filter() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-includes/plugin.php on line 166

Strict Standards: Non-static method sticky_image::getThumb() should not be called statically in /home/dotcoma/dotcoma.org/emergencySR/wp-content/plugins/sticky_image.php on line 294

Solo i morti vedono la tregua.
di Vittorio Arrigoni

A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c’è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Senza più acqua né gas, senza corrente elettrica, senza pane e latte per i propri figli. Migliaia di persone hanno perduto la casa. Dai valichi entrano aiuti umanitari col contagocce, e si ha come la sensazione che la benevolenza dei complici di chi ha ucciso sia solo momentanea. Domani (oggi per chi legge ndr) il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon verrà a visitare Gaza, siamo certi che John Ging, a capo dell’agenzia per i profughi palestinesi, ne avrà da raccontargliene.
Dopo che Israele ha bombardato due scuole delle Nazioni Unite, ha assassinato 4 suoi dipendenti, ha colpito e distrutto il centro dell’Unrwa di Gaza city, riducendo in cenere tonnellate di medicinali e beni alimentari destinati alla popolazione civile. Le macerie di Gaza continuano a vomitare morti in superficie. Ieri fra Jabalia, Tal el Hawa a Gaza City e Zaitun, paramedici della mezza luna rossa con l’aiuto di alcuni volontari dell’International Solidarity Movement (Ism) hanno estratto dalla rovine 95 cadaveri, molti dei quali in avanzato stato di decomposizione.
Camminando per le strade della città di Gaza senza più il costante terrore di un bombardamento chirurgicamente mirato alla mia decapitazione, tremo ancora alla vista di cani randagi raccolti in circolo, a ciò che mi si potrebbe parare dinnanzi agli occhi essere il loro pasto. Gli uomini tirano un sospiro di sollievo e tornano a frequentare moschee e caffè, facilmente smascherabile è il loro atteggiarsi alla normalità, per i molti che hanno perso un familiare e per i moltissimi che non hanno più dove abitare. Fingono un ritorno alla routine per incoraggiare le mogli e i figli. Con alcune ambulanze questa mattina ci siamo recati nei quartieri più colpiti della città, Tal el Hawa e Zaitun, muniti di questionario porta a porta abbiamo stilato l’entità dei danni agli edifici, e le primissime urgenze per le famiglie: medicinali per gli anziani e i malati, e riso, olio e farina, il minimo per alimentarsi. Tutto quello che abbiamo potuto consegnare al momento sono metri e metri di nylon, da apporre alle finestre laddove prima c’erano i vetri. Compagni dell’Ism a Rafah mi hanno informato che la municipalità ha distribuito alcune migliaia di dollari a quelle famiglie che hanno visto la casa rasa al suolo da bombe che secondo Israele erano destinate alla distruzione dei tunnel. Al termine del conflitto in Libano, gli Hezbollah staccarono milioni di dollari in assegni per ripagare i civili rimasti senzatetto. In una Gaza sotto assedio ed embargo, ciò che Hamas potrà versare come risarcimento alla popolazione «basterà a mala pena a rimettere su un capanno per il bestiame», mi fa sapere Khaled, contadino di Rafah.
La tregua è unilaterale, quindi Israele unilateralmente decide di non rispettarla. A Khan Yunis, un ragazzo palestinese ucciso e un altro ferito. A est di Gaza city elicotteri innaffiavano di bombe al fosforo bianco un quartiere residenziale. Stessa cosa si è verificata a Jabalia. Oggi (ieri per chi legge ndr), sempre a Khann Younis navi da guerra hanno cannonneggiato su uno spazio aperto, fortunatamanete senza fare feriti e mentre scrivo, arriva la notizia di un’incursione di carri armati. Non ci risultano lanci di razzi palestinesi nelle ultime 24 ore.
Giornalisti internazionali sciamano affamati di notizie lungo tutta la Striscia, sono riusciti a raggiungerci solo oggi. Israele ha concesso loro il lasciapassare a mattanza finita. Quelli arrivati ancora a bombardamenti in corso, hanno seriamente rischiato di rimanerci secchi, come mi ha raccontato Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della sera: soldati israeliani hanno bersagliato di proiettili l’automobile su cui viaggiava. Dinnanzi allo scheletro annerito di ciò che resta dell’ospedale Al Quds di Gaza city, un interdetto reporter della Bbc mi ha chiesto come è stato possibile per l’esercito scambiare l’edificio per un covo di terroristi. «Per lo stesso motivo per cui dei bambini in fuga da un palazzo in fiamme, sono entrati nei mirini dei cecchini posti sui tetti dello stesso quartiere in cui siamo ora, cecchini che non hanno esitato a ucciderli spandendo la loro materia cerebrale sull’asfalto». Ho risposto al giornalista inglese, ancora più accigliato.
È evidente l’abisso fra noi che siamo testimoni e vittime di questo massacro, e chi ne viene a conoscenza tramite i racconti dei sopravvissuti. Da Roma mi informano che l’Unione europea avrebbe congelato i fondi per la ricostruzione fino a quando Gaza sarà governata da Hamas. Lo ha lasciato intendere il Commissario europeo per le Relazioni estere, Benita Ferrero-Waldner. «Gli aiuti per la ricostruzione della Striscia potranno arrivare solo se il presidente palestinese Abu Mazen riuscirà ad imporre nuovamente la sua autorità sul territorio» . Per i palestinesi di Gaza questo è un chiaro invito dall’esterno alla guerra civile, ad un colpo di stato. Come un legittimare il massacro di 410 bambini che sono morti perché i loro genitori hanno scelto la democrazia ed eletto liberamente Hamas. «Gli Stati uniti sono liberi di eleggere un guerrafondaio come Bush, Israele di scegliere leaders con le mani sporche di sangue come Sharon e Netanhyau, e noi popolazione di Gaza non siamo liberi di scegliere Hamas…», mi suggerisce Mohamed, attivista per i diritti umani che non ha votato per il movimento islamico; non ho argomenti per contraddirlo.
I palestinesi vivi imparano dai morti, imparano a vivere morendo, sin dalla tenera età. Tregua dopo tregua, la percezione è quella di una macabra parentesi per contare i cadaveri fra una mattanza e l’altra, verso una pace che non è mai così stata distante. Perlustrando Gaza city a bordo di un ambulanza, per una volta con la sirena muta, la guerra resta impressa nelle rovine di una città saccheggiata di sorrisi e popolata da sguardi spauriti, occhi che insistono a scrutare il cielo verso aerei ancora incessantemente in volo. All’interno di una casa, sul pavimento ho notato dei disegni in pastello, chiaramente una mano infantile li aveva abbandonati evacuando in fretta e furia. Ne ho raccolto uno, carrarmati, elicotteri e corpi ridotti in pezzi. In mezzo al foglio un bambino ritratto con una pietra riusciva a raggiungere l’altezza del sole e danneggiare una delle macchine della morte volanti. Si dice che il significato del sole in un disegno infantile è il desiderio di essere, di apparire. Quel sole che ho visto piangeva, lacrime di sangue. Per lenire questi traumi, una tregua unilaterale basta? Restiamo umani.

articolo tratto da Il Manifesto

« Pagina precedentePagina successiva »

Vuoi essere aggiornato sulle nostre attività? Iscriviti alla newsletter

Realizzato con WordPress e altro software libero. XHTML valido